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mercoledì 20 giugno 2012

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DAL TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE A MARIA DI SAN LUIGI GRIGNON DE MONFORT

19.06.2012 18:47

69. Vi sono due maniere quaggiù di appartenere a un altro e di dipendere dalla sua autorità, cioè: la semplice servitù e la schiavitù; dal che noi chiamiamo uno servo e uno schiavo.
Con la servitù comune tra i cristiani, un uomo si impegna a servirne un altro per un certo tempo, per un certo stipendio o una data ricompensa.
Con la schiavitù, un uomo dipende interamente da un altro per tutta la propria vita, e deve servire il suo padrone, senza pretendere alcuno stipendio né ricompensa come una delle sue bestie sulla quale ha diritto di vita e di morte.
70. Vi sono tre specie di schiavitù: una schiavitù naturale, una schiavitù forzata e una schiavitù volontaria. Tutte le creature sono schiave di Dio nel primo modo: «Del Signore è la terra e quanto contiene» (Sal 24,1); i demoni e i dannati nel secondo; i giusti e i santi lo sono nel terzo. La schiavitù volontaria è la più perfetta e la più gloriosa per Dio, che guarda il cuore, e che domanda il cuore, e che si chiama il Dio del cuore o della volontà amorosa, perché con questa schiavitù si sceglie Dio e il suo servizio al di sopra di tutte le cose, quand'anche la natura non obbligasse a questo.
71. Vi è una differenza totale tra un servo e uno schiavo:
1) Un servo non dà tutto ciò che è e tutto ciò che possiede e tutto ciò che può acquistare per mezzo di altri o da se stesso al suo padrone; lo schiavo invece dà tutto se stesso, tutto ciò che possiede e tutto ciò che può acquistare al suo padrone, senza alcuna eccezione.
2) Il servo esige uno stipendio per i servizi che rende al suo padrone, lo schiavo invece non può esigere nulla, qualunque sia l'assiduità, l'abilità, la forza con cui lavora.
3) Il servo può lasciare il suo padrone quando vuole, o almeno quando il tempo del suo servizio è terminato; lo schiavo invece non ha diritto di lasciare il suo padrone quando vuole.
4) Il padrone del servo non ha su di lui nessun diritto di vita e di morte, di modo che se lo uccidesse, come una delle sue bestie da soma, commetterebbe un omicidio ingiusto; il padrone dello schiavo invece ha per legge diritto di vita e di morte su di lui, di modo che può venderlo a chi vuole, o ucciderlo, come farebbe con il suo cavallo.
5) Infine, il servo è solo per un periodo di tempo al servizio di un padrone, lo schiavo invece per sempre.
72. Non c'è niente fra gli uomini che ci faccia appartenere maggiormente a un altro della schiavitù; non c'è niente neanche fra i cristiani che ci faccia appartenere in modo più assoluto a Gesù Cristo e alla sua santa Madre della schiavitù volontaria, secondo l'esempio di Gesù Cristo stesso, che assunse la condizione di schiavo per nostro amore: «formam servi accipiens» (Fil 2,7), e della santa Vergine, che si disse la serva e la schiava del Signore. L'Apostolo si onora di chiamarsi «servus Christi». I cristiani sono chiamati più volte nella sacra Scrittura «servi Christi», la quale parolaservus, secondo la giusta osservazione di un dotto, un tempo non significava altro che schiavo, perché non esistevano ancora i servi come oggi, i padroni erano serviti solo da schiavi o da liberti: ciò che il Catechismo del sacro Concilio di Trento, per non lasciare alcun dubbio che noi siamo schiavi di Gesù Cristo, esprime con un termine inequivocabile, chiamandoci «mancipia Christi», schiavi di Gesù Cristo. Ciò posto:
73. Dico che dobbiamo appartenere a Gesù Cristo e servirlo, non solo come servi mercenari, ma come schiavi d'amore, che, spinti da grande amore, si donano e si consacrano a servirlo in qualità di schiavi, per il solo onore di appartenergli. Prima del battesimo eravamo schiavi del demonio; il battesimo ci ha resi schiavi di Gesù Cristo: è giocoforza che i cristiani siano schiavi del demonio o schiavi di Gesù Cristo.
74. Quello che dico in modo assoluto di Gesù Cristo, lo dico in modo relativo della santa Vergine, alla quale Gesù Cristo, avendola scelta come compagna indissolubile della sua vita, della sua morte, della sua gloria e della sua potenza in cielo e sulla terra, diede per grazia, relativamente alla sua Maestà, tutti gli stessi diritti e privilegi che egli possiede per natura: «Tutto ciò che conviene a Dio per natura, conviene a Maria per grazia», dicono i santi; di modo che, secondo loro, avendo entrambi la stessa volontà e la stessa potenza, hanno entrambi gli stessi sudditi, servi e schiavi.
75. Si può dunque, secondo il pensiero dei santi e di parecchi grandi uomini, dirsi e farsi schiavi d'amore della santissima Vergine, per essere così più perfettamente schiavi di Gesù Cristo. La santa Vergine è il mezzo di cui Nostro Signore si è servito per venire a noi; è anche il mezzo di cui noi dobbiamo servirci per andare a lui, perché ella non è come le altre creature, le quali se ci attacchiamo, potrebbero piuttosto allontanarci da Dio che avvicinarci; ma la più forte inclinazione di Maria è di unirci a Gesù Cristo, suo Figlio, e la più forte inclinazione del Figlio è che si vada a lui per mezzo della sua santa Madre; ed è fargli onore e piacere, come si farebbe onore e piacere a un re se, per diventare più perfettamente suo suddito e schiavo, ci si facesse schiavi della regina. Per questo i santi Padri e san Bonaventura dopo di loro, dicono che la santa Vergine è la via per andare a Nostro Signore: «La via per andare a Cristo è avvicinarsi a lei».
76. Inoltre, se, come ho detto, la santa Vergine è la Regina e sovrana del cielo e della terra: «Ecce imperio Dei omnia subiciuntur et Virgo; ecce imperio Virginis omnia subiciuntur et Deus», dicono sant'Anselmo, san Bernardo, san Bernardino, san Bonaventura, non ha tanti sudditi e schiavi quante sono le creature? Non è ragionevole che fra tanti schiavi per forza, ve ne siano per amore che volontariamente scelgano, in qualità di schiavi, Maria per loro sovrana? Come! gli uomini e i demoni hanno i loro schiavi volontari e Maria non ne avrebbe? Come! un re si tiene onorato che la regina sua consorte abbia degli schiavi su cui abbia diritto di vita e di morte, perché l'onore e il potere dell'uno è l'onore e il potere dell'altro; e si potrebbe credere che Nostro Signore che, come il migliore di tutti i figli, ha fatto partecipe di tutto il suo potere la sua santa Madre, trovi cosa non buona che ella abbia degli schiavi? Ha egli meno rispetto e amore per sua Madre che Assuero per Ester e Salomone per Betsabea? Chi oserebbe dirlo e anche solo pensarlo?

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